“Ti faranno del male” di Andrea Ferrari, Edizioni Leucotea. A cura di Vito Ditaranto, su Les Fleurs Du Mal.


“…E’ meglio allontanarsi dalla vita come da un banchetto – né sobrio, né ubriaco…” (Aristotele) Avevo iniziato la lettura di questo romanzo in maniera titubante, ma qualcosa dentro di me mi spingeva a leggerlo. Ebbene, mi hanno proposto la recensione di questo libro, che oserei dire senza esagerare “magnifico”, a […]

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“Hiram – il figlio della vedova”, articolo su “Il Sapere”, a cura di vito ditaranto.


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Hiram Abif il Figlio della Vedova

 

Le streghe mormoravano una canzone segreta senza parole. Dietro di loro gli uomini si guardavano l’un l’altro meravigliati, perché non avevano mai sentito un suono simile e non riuscivano a comprenderlo. Alto eppure vibrante, profondo eppure allegro, e pieno di un dolore che tutti conosciamo ma che non possiede un nome in nessuna lingua umana.

«’Signora’, disse la Morte, ‘sono inerme contro la ragnatela del tempo che cade. Tutto quello che viene a me, viene, e tutto quello che mi abbandona, mi abbandona. Signora, lascia che io giaccia sopra di te.»

Il mormorio si fece più forte.

«La Signora disse soltanto: ‘Io sono ‘.»

«Poi la Morte la tormentò e vi furono tempeste e ceneri.»

Il mormorio si interruppe.

 

All’inizio del X secolo a. C.  Re Salomone decise di costruire, alle porte di Gerusalemme, il più grande, il più imponente e il più maestoso Tempio che mai fosse stato dedicato a Dio e alla fratellanza degli uomini. Hiram soprannominato Abif  (l’Orfano o figlio della Vedova)  venne scelto da Salomone come sovrintendente ai lavori. Per la mole del lavoro e della manodopera impiegata, il maestro Hiram si trovò ad affrontare grosse difficoltà che cercò in qualche modo di alleviare dividendo i lavoratori in tre classi: apprendisti, compagni e maestri e stabilì una parola segreta per distinguerli. La paga dei lavoranti dipendeva dalla qualifica e fu per questo che tre  compagni, per ottenere la paga dei maestri, senza esserne degni e senza aver superato la prova, si nascosero nel cantiere del Tempio, dove Hiram, durante la pausa di lavoro, soleva passeggiare.  Per carpirgli la parola segreta lo colpirono coi loro attrezzi: il primo (Jubullum) lo colpì alla gola con una regolo di ferro, il secondo (Jubella) al cuore con una squadra ed il terzo (Jubello) alla testa con un maglietto. Nonostante tutto, Hiram non svelò la parola segreta e morì mentre cercava di fuggire dalla porta d’oriente. Non vedendo il capomastro, Salomone ordinò a 9 maestri di cercarlo. Scoprirono, infine, il suo cadavere, grazie ad un ramo d’acacia infisso nel terreno nel punto in cui gli assassini avevano seppellito il cadavere.

 

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“Salve amici della notte, sono Porzia Romano” di Rita Angelelli, Le Mezzelane edizioni. A cura di Vito Ditaranto, articolo su Les Fleurs du Mal


“Vivere è la cosa più difficile al mondo, la maggior parte delle persone semplicemente esiste” (Oscar Wilde) Il buio della notte, la luce della radio e tutto il mondo è chiuso fuori la musica che ascolto, il respiro del racconto è un susseguirsi di emozioni narrate senza velo e facendo fuoriuscire […]

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“La mano di Miriam”, articolo su “Il Sapere”, a cura di vito ditaranto.


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La Mano di Miriam (Fatima)

 

… Vieni, spirito

Tu che custodisci i pensieri mortali, rendimi libero,

e riempimi dalla testa ai piedi, pieno raso

della più orrenda crudeltà!…

 (W. Shakespeare)

 

La mano di Fatima: il significato, la storia e la leggenda.

Una delle varianti più note della Mano con l’Occhio Divino, la simbologia della Mano di Fatima/Miriam é molto antica, riconducibile ai primitivi culti sumerici e babilonesi nella forma di Inanna e poi Istar, derivazione della prima, entrambe divinità femminili legate alla fecondità, alla bellezza ed all’amore, visto però nella sua espressione erotica e carnale.

Chiamato “hamsa”, o “khamsa” questo amuleto a forma di palmo aperto è considerato una potente protezione contro le malvagità, il malocchio, la gelosia ed i cattivi pensieri, in tutto il territorio del nord Africa e di parte del Medio Oriente.

La parola “Hamsa” (o khamsa) significa cinque, numero che, nella religione musulmana ed ebraica, riveste un valore sacro: cinque sono infatti i libri venerati della Torah, e ricorda anche la quinta lettera dell’alfabeto ebraico, “Heh”, uno dei nomi benedetti di Dio.

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“Robin Hood”, articolo su Oubliette Magazine a cura di vito ditaranto.


 

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“Robin Hood: il mito del folle che trasformò l’ordine costituito”

 

Non sono un pragmatista. Ho una coscienza acuta e spietata. Avrei potuto essere un bravo ragazzo. Forse a volte lo sono. Ma sono sempre stato un uomo d’azione. Il dolore è uno spreco, come lo è la paura. E proprio l’azione è ciò che troverete qui, non appena avrò finito questa mia spiegazione.

Ricordate: gli inizi sono sempre difficili e spesso risultano artificiosi.

Tutto ebbe inizio probabilmente nel lontano 1250 o giù di lì…

Più che una fiaba, quella di Robin Hood può essere considerata una storia legata al mito e alla leggenda traendo origine probabilmente da eventi reali. Negli antichi manoscritti il suo nome è Robyn Hode, ma successivamente è stato modificato nel più conosciuto Robin Hood.

In ogni caso è un racconto in figurano anche elementi simbolici ed esoterici. Per prima cosa il colore verde dell’abito del protagonista richiama alla fiaba di Peter Pan”.

Il verde è il colore della natura ricordando il rinnovamento ciclico del mondo che muore per poi rinascere. Il verde è il colore delle ninfe dei boschi, dei folletti, degli elfi ecc., questo simbolismo è accostato alla natura come forza capricciosa capace di mettersi in contrasto con le autorità, incarnando spiriti liberi spesso descritti come fuoriligge, come nel caso di Robin Hood e la sua compagnia tutti rigorosamente vestiti di verde, tranne Fra Tuck, che sembra accostare la figura del protagonista all’essere divino.

 

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